RIVOLTE E RIVOLUZIONI
La rivoluzione (mutamento radicale da Treccani) o anche la
rivolta (l’azione di contrapporsi) si paga a caro prezzo – se è
davvero il gesto che cambia le cose.
Secondo Montale se una poesia non ti modifica in qualcosa
non è poesia. La parola poetica cambia le cose, segna un
prima e un poi – oppure non è poesia. Una poesia rivoluzionaria,
insomma. Ma solo con le parole.
Liu Xiaobo, premio Nobel per la pace e il suo più recente
emulo Joshua Wong da Hong Kong, hanno invece rischiato e
pagato di persona, perché dalle parole sono passati all’atto
– l’atto rivoluzionario appunto.
C’è un gesto, che è un concreto fare, che prova a spostare
le cose, e la relazione che tra noi e le cose è sino ad allora
esistita. E questo non è possibile per antonomasia: il gesto
rivoluzionario è quello che non si può compiere.
Per questo proviamo a compierlo. Testardamente. In un Sud
addormentato – sotto un sole che mostra tutte le alterazioni
dei cambiamenti climatici (anche questa una rivoluzione!) –
in un eterno ritorno di postumi borbonici e vestigia medievaleggianti,
la parola letteraria è ancora e più che mai gesto di
rivolta, prodromo di rivoluzioni.
La rivoluzione vera e propria, poi, sta a noi farla!
Buone parole e coraggiosi gesti a tutti!
I volontari del LFL