LETTERATURA & SCIENZA
È possibile raccontare la scienza? È possibile usare il linguaggio polisemico
e ambiguo tipico della letteratura, allusivo e vago, per dire
la precisione univoca del discorso scientifico?
No.
La letteratura vive di furti e prestiti, non chiede permessi, usa scorciatoie,
e vampirizza chiunque/qualunque cosa incontri per quanto
fortuitamente. Nel suo bulimico rapporto col mondo il letterario
fagocita ogni cosa, anche il suo opposto per eccellenza, la prosa
scientifica, quella descrizione del cosmo che ha bisogno – se diamo
credito a Galilei – del linguaggio matematico (pare che il mondo sia
un libro scritto da Dio… in linguaggio matematico!). Spolpa le tesi
scientifiche più ardue, le visioni più estreme e le ipotesi più angoscianti
e destabilizzanti per suscitare iridi su orizzonti di ragnatele/e
petali sui tralicci delle inferriate (Montale, Il sogno del prigioniero).
A volte consolatoria a volte allarmista e cupa, a suo modo si prende
cura di noi saccheggiando, da scorretta quale è, dalla matematica
alla biologia, dall’ingegneria genetica alla fisica quantistica, medicina
e mondo della psiche. Non c’è cosa che non le interessi, o che
rispetti in sé e non come puro pretesto per nuove storie e nuovi
universi. Eppure è solo nella letteratura che noi troviamo la filigrana
che lega e in qualche modo spiega le costruzioni naturali e artificiali
di cui doviziosamente ci circondiamo.
E… buona lettura!
Lo staff del Lecce Festival Letteratura